Da sempre intere famiglie haitiane emigrano verso l’altra metà dell’isola Hispaniola alla ricerca di un lavoro. Spesso lo trovano nelle piantagioni di canna da zucchero, inferni in cui vite intere si consumano dall’alba al tramonto per una manciata di dollari. La maggior parte di questi “moderni schiavi” sono irregolari, pertanto non esistono per la legge dominicana, nonostante mandino avanti buona parte dell’economia e costituiscano il motore della redditizia produzione di zucchero.

Essi risiedono, con i loro familiari, nei Bateyes, villaggi ricavati all’interno delle piantagioni, in baracche senza servizi igienici, senza acqua corrente né elettricità. La mancanza di documenti impedisce loro l’accesso a istruzione, sanità e lavoro legale e li rende vittima di discriminazioni, violenze e sfruttamento. I loro figli, anche se nati in terra dominicana, continuano ad essere persone invisibili per le autorità dominicane che non rilasciano loro i certificati di nascita, non permettendone l’accesso alla cittadinanza. Anch’essi privati di ogni diritto umano così come i loro padri.

Si stima che circa 800.000 immigrati di origine haitiana vivano oggi in Repubblica Dominicana. Turning Point concorre ad alleviare i disagi e migliorare le condizioni di vita degli abitanti di quattro Bateyes dominicani, fornendo generi di prima necessità, vestiti, materiale ludico-scolastico,  norme igienico-sanitarie di base.

Gli Slum coinvolti sono: Mata Hambre (Higuey), Soco (S. Pedro de Macoris), Maddalena (S. Pedro de Macoris) e Cacata (La Romana).